Giovani maschi

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Oggi questi giovani maschi di stambecco se le sono date di santa ragione. Avevo passato da qualche minuto un gruppo di una decina di maschi che brucavano tranquilli cercando l’erba tra la neve, quando l’inconfondibile cozzare di corna mi fa tornare sui miei passi. Da quando frequento il Parco Nazionale del Gran Paradiso ho assistito ad innumerevoli combattimenti, ma una scena così non l’avevo mai vista. Lo scontro sembrava non finire più è durato almeno mezz’ora.  Nessuno dei due voleva cedere e riconoscere la superiorità dell’altro, ad un certo punto anche un altro giovane si è inserito nella contesa, ma è durato poco, ben presto si è defilato. Alla fine uno dei due si è allontanato riconoscendo la superiorità dell’altro ed è tornato a brucare l’erba, imitato dal vincitore. La gerarchia è stata definita.

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Inverno

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Delle volte capita una luce “magica” e che ci si trovi al posto giusto nel momento giusto. Altre volte capita che l’autunno e l’inverno si incontrino e che quest’incontro sia particolarmente visibile. Questa mattina si sono verificate tutte queste condizioni. Affacciato al balcone della casa che ho affittato ad Epinel (Cogne) lo spettacolo era questo. La neve caduta nella notte aveva ricoperto gli abeti ed i larici ancora con gli aghi rossicci attaccati, poco più in basso, con la temperatura più alta, la neve era diventata pioggia, lasciando libero il bosco. Questa line era particolarmente netta e visibile, in più una leggera foschia rendeva ancora più suggestivo il paesaggio. Una volta tanto per realizzare uno scatto non ho dovuto faticare troppo.

Ermellino

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In genere non amo i ritratti degli animali, preferisco fotografarli ambientati, far vedere dove vivono. Non mi interessa riempire il fotogramma con il soggetto che sto fotografando, anzi tutt’altro, mi sforzo di contestualizzarlo nel paesaggio. Ovviamente ci sono sempre delle eccezioni, come in questa foto. E’ oramai un anno che giro per il Parco Nazionale del Gran Paradiso ed è dal primo giorno che cerco l’ermellino, questo inafferrabile folletto. Le guardie mi hanno suggerito alcuni posti, ma nulla da fare, giornate intere ad aspettare senza arrivare neppure a vederlo di sfuggita. Sicuramente una decina di giorni li ho sprecati in attesa. Poi finalmente eccolo, è già in muta, instancabile, 30 centimetri di frenesia assoluta.

Una pioggia d’aghi

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L’autunno è al suo massimo e i larici hanno oramai le foglie quasi completamente rossicce. Oggi il Parco Nazionale del Gran Paradiso è battuto da vento forte e attraversare il bosco vuol dire essere colpiti da un turbinio di aghi. In alcuni tratti è persino difficile tenere gli occhi aperti. Apro veloce lo zaino, per estrarre la mia macchina fotografica, e me lo ritrovo pieno d’aghi, scatto qualche foto e anche il paraluce del 70/300 ne è pieno. Questa sera, una volta tornati a casa, grandi pulizie. Intanto ecco una foto davvero particolare. Ho fotografato sotto l’acqua e sotto la neve, una volta sotto una tempesta di sabbia ma non mi era mai capitato sotto una pioggia d’aghi di larice. C’è sempre da imparare.

Claudia ed il suo Border collie

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Appuntamento alle 7.30 del mattino in Valsavarenche, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Arriva Claudia, guardaparco, con il suo inseparabile Border collie, per un’altra giornata di servizio in alta montagna. Dopo una veloce stretta di mano e due chiacchiere partiamo subito verso il casotto Arolla, la nostra meta. Mille metri di salita ripida in un ambiente magico, tra rupi e larici secolari. La giornata è splendida e i colori dell’autunno rendono il luogo ancora più affascinante. Seppur allenato, fatico a stare dietro a Claudia, comunque in un paio d’ore siamo alla meta, dopo un bel tè bollente ripartiamo, scavallando il crinale che divide la Valsavarenche, in ombra, dalla Val di Cogne in pieno sole. Ora inizio a lavorare, fotografo Claudia per tre o quattro ore in varie posizioni, ma alcune immagini le ho in mente per il ritorno, quando il bosco che attraverseremo sarà in pieno sole. Infatti quando scendiamo individuo questo posto e faccio fermare Claudia. Le montagne sullo sfondo in ombra, gli alberi illuminati con i colori dell’autunno, l’erba gialla i biondi capelli di Claudia in controluce, tutto è perfetto. Regolo lo zoom Canon 70/300 ad una focale di 200 mm e faccio una ventina di scatti in varie posizioni. Questo è il migliore.

Tra i sassi del torrente

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Parco Nazionale del Gran Paradiso, Valnontey, ieri mattina. L’idea iniziale era di fotografare un escursionista mentre attraversa un torrente saltando di sasso in sasso. Dopo un po di ricerca ho trovato Lorella, che si è prestata a posare per me. Così eccoci in mezzo al torrente in una mattinata senza sole. La luce era piatta e diffusa e per rendere un po di ombre e per fermare Lorella nello slancio, ho utilizzato tre flash canon. Ho posto i flash sulla mia destra, quasi controluce, ed ho utilizzato 1/160 di secondo ad f 5,00 starandoli di 2 stop. Ho fatto fare alla mia modella una cinquantina di volte avanti e indietro, in un oretta di lavoro e questa è la penultima foto ed è decisamente la migliore. Lo slancio, la posizione delle mani, il volto, Lorella sembra volare sull’acqua. Grazie ancora Lorella per la disponibilità e la pazienza.

Le regine

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Sabato scorso si è svolta a Cogne la “battaglia delle regine”, scontro assolutamente incruento tra le regine di ogni singolo alpeggio. Come avevo già trattato in un precedente articolo, questa battaglia avviene tra vacche gravide ed avviene in maniera del tutto naturale per stabilire la leader dell’alpeggio. A Cogne si sono contese il titolo di REINA DI CORNE (Regina delle corna) un ottantina di vacche, divise in tre categorie a seconda del peso, con un nutrito pubblico a far da cornice alla manifestazione. Chi sale sul podio ha diritto oltre all’ambito trofeo: una grande campana con tanto di fascia di cuoio; a disputare la finale di Aosta. Quello ritratto è un momento particolare della disputa, quando una delle regine ha vinto il suo incontro e va riportata fuori dall’arena, situazione non sempre facile da gestire.

Nel regno della fontina

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Durante il mio soggiorno a Cogne, in Valle D’Aosta, ho scoperto questa cantina di stagionatura. Le forme di fontina erano in bella mostra su degli scaffali, con il proprietario intento a pulirle. Ho voluto lasciare la calda atmosfera della cantina, sfruttando la luce ambiente, un leggero colpo di flash ha parzialmente fermato il soggetto, il leggero mosso delle mani e del corpo rendono la foto dinamica. Ho scattato l’immagine con un tempo decisamente lungo e senza cavalletto. La macchina fotografica è l’ottima Canon EOS 5 mark IV a 0,5 sec; F 5,6; ISO 800 con un flash staccato sorretto dalla mia mano sinistra.

Il pastore

Il pastore - Tholos di valle Giumentina, Parco Nazionale della Majella

Altra foto tratta dal mio libro: Abruzzo, terra di emozioni. E’ l’unica foto del libro che ho dovuto fare due volte. Conoscevo il posto, i tholos in Valle Giumentina nel Parco Nazionale della Majella, ma quando siamo arrivati, l’antica costruzione era letteralmente sommersa dai rovi. Ho scattato lo stesso, ma non ero soddisfatto. Qualche giorno dopo siamo tornati, io la mia assistente e Stefano che si è prestato a farmi da modello, armato di un falcetto ho dato una bella pulita per più di un ora. Atteso il buio abbiamo iniziato a lavorare con la tecnica del light painting con l’aggiunta di due flash Canon. Uno è stato messo all’interno del tholos, con una gelatina rossa, per simulare un fuoco. Un’ altro  flash è tra l’ombrello e il pastore. Lo zoom è regolato a 17 mm a f 9 mentre l’esposizione è di 8 secondi ad ISO 100. Avevo già pubblicato sulle news un’ altra foto di questi tholos realizzata con un’altra tecnica di scatto. Confrontatele.

Abito tradizionale di Cogne

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Arianna aiuta nella vestizione Marta, la sorella più giovane. Siamo in  una splendida casa nei pressi di Cogne. Il vestito che indossa è quello della tradizione di questo paese, con tanto di tipico merletto a tombolo. Per questa foto ho utilizzato la luce naturale che entrava da due finestre più un flash canon posto dietro il tendaggio sulla destra dell’immagine. Le due abat jour, poste sulla spalliera del letto, oltre a dare un tocco caldo all’immagine, ne accentuano la profondità.